Skip to main content

Che cos’è il perdono? Che cosa significa perdonare? Come si può, nel concreto dell’esperienza storica, perdonare l’altro? Jacques Derrida – il filosofo francese nato ad Algeri nel 1930 e scomparso a Parigi nel 2004 – si interroga e ci interroga su questi temi, interroga le parole stesse del perdono, le locuzioni che le lingue usano per chiedere e accordare il perdono, i concetti affini o quelli che ruotano attorno all’esperienza del perdono.

Il breve volume dal titolo “Perdonare” (pubblicato per l’editore Raffaello Cortina nel 2004 a cura di Laura Odello) ripropone il testo di alcuni incontri di un seminario tenuto dal filosofo per diversi anni all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, nonché presentato in varie conferenze in giro per il mondo.

Interrogando il testo di Jankélévitch del 1971 in risposta alla polemica scoppiata in Francia sulla prescrizione dei crimini hitleriani (il perdono è impossibile perché “è morto nei campi della morte”) Derrida si chiede se non sia proprio a partire da questa impossibilità che si possa e si debba pensare il perdono. Il perdono, se ce n’è, non perdona che l’imperdonabile: solo a partire da un’etica al di là dell’etica, un’etica iperbolica che interrompa ogni economia dell’espiazione, della redenzione e del pentimento, si può scorgere l’apertura di un pensiero del perdono degno di questo nome.

Jacques Derrida “Perdonare” Raffaello Cortina 2004

SKRIBI è un progetto di Elena Manzari - p.Iva. 07990430725

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: