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Pensiero Madre

pensiero

17 scrittrici. 17 racconti. 1 domanda: “Pensiero madre” a cura di Federica De Paolis, Neo. edizioni 2016

«Devo essere incinta perché le mie mestruazioni sono più precise delle passeggiate di Kant e se quella dei ponti di Königsberg è una leggenda questa non lo è». Chiara Valerio in “Sette Quattordici Ventotto”.

Oppure.

«Amarsi in coppia è così facile, senza la televisione accesa, il pediatra, la scuola, ogni singolo giorno. Avere i figli ma non sempre anche è facile. E non averli in condivisione è così funzionale. Tu per esempio credi che il latte fa male se hanno il muco e io credo che siano solo stronzate quelle che collegano il latte e il muco ma non dovremmo mai decidere, non dovremmo mai parlarne, perché tu farai quello che ti pare circa dare il latte a un bambino che non è il mio, e io pure. Anche questo sarà romantico, lieve, non dire nulla. Non avere opinioni. Non avere certezze o scopi per cui lottare sul latte. Io poi certo non gli farò frequentare scuole di ricchi con mogli tutte bionde perché tu credi nella scuola privata. E io il mio lo farò leggere molto e non dirà cose strane sui poveri perché nella scuola non privata non ci sono solo i ricchi. Anche questo sarà romantico. Sbattersene». Ilaria Bernardini in “Il secondo giro”.

Ancora.

«Il desiderio di maternità cela un’ansia di cambiamento, le dice un amico. Quindi il non desiderio è un’ansia di stasi, pensa lei. Oppure significa sentirsi ancora una figlia, sentirsi allo stesso tempo figlia e orfana. Si è sempre innamorata di uomini che avrebbe immaginato padri, ma non di se stessa né di bambini suoi. Si è svegliata dentro stanze piene di giocattoli, è restata a pomiciare con passione alla fine di un concerto mentre sul display di un cellulare vedeva comparire la faccia sorridente di un quattrenne, ha guardato compiaciuta le braccia di ragazzi giovanissimi spingere carrozzini tecnologici in fila al supermercato. No, non cambierebbe niente di tutto questo». Veronica Raimo in “Un giorno tutto questo sarà tuo”.

E infine.

«Ad oggi, che sono passati otto anni, se devo dire che mi piacciono i bambini, non so rispondere. Dopo mezz’ora di baby sitting a una delle due amiche riprodotte che ho, sono distrutta, mi annoio a tenerli sollecitati e impegnati di continuo. “Perché non sono tuoi” mi sussurra una vocina interiore. È forse questo il verso del mio orologio biologico? Grida così: Perché non sono tuoi?». Carla D’Alessio in “Odio sollevare la questione”.

 

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