Persone vere, mai raccontate però. Chi lavora in agenzie web, chi fa il pastore precario, chi vive di flessibilità di ogni genere, chi rimane stagista a vita, chi a vent’anni fa un lavoro “di relazioni e di successo”, chi lavora in uno studo di avvocato ma si mantiene facendo il cameriere, chi fa il part-time in un museo. Lavoratori per Internet, lavoratori interinali… E “quarantenni narcotizzati da una quotidianità sovrastante”, per i quali è sempre più difficile permettersi di fare figli.

Aldo Nove in “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…” (Einaudi Stile Libero 2006) usa la scrittura per mettere a nudo la realtà, nel modo più semplice e senza fronzoli. Affiancando ogni volta alle “cose viste” il suo racconto commento, sommesso e radicale. Un’inchiesta coraggiosa e fuori dal coro, una lettura che davvero toglie il fiato.

 

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