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Periferia di Roma, passato recente. Gli anni vissuti al di sopra dei nostri mezzi hanno generato una pericolosa bonaccia: sta per scatenarsi la tempesta perfetta.

“Chi è felice, parli. Chi non è felice, urli. Chi ha perso la speranza, stia zitto”. In questo mantra si racchiude la filosofia di Giordano che, lasciatosi alle spalle la desolazione della sua città d’origine, si è trasferito a Roma nella cosiddetta “nuova centralità” edificata da Caltagirone nel fosso di Malafede. Non nella periferia degradata e popolosa di pasoliniana memoria, ma nel quartiere verdeggiante e ordinato delle giovani coppie, Truman show nostrano di arcobaleni e ampie terrazze. Postazione ideale da cui magnificare il mondo, mentre l’incertezza per il futuro, i colpi della crisi, le logiche dell’intrattenimento e della paura fanno scricchiolare gli ingranaggi della metropoli. Questa è la rivoluzione di Giordano: portare avanti una personale campagna in difesa della felicità e smentire il chiacchiericcio lamentoso che lo circonda. E così passa dal mettere in scena la prova generale di un attacco cardiaco per chiamare l’ambulanza e dimostrare l’efficienza dei soccorsi, al raccogliere da amici e parenti testimonianze di felicità con cui curare l’apatia del padre. Sconcertante e visionario, Giordano non si accorge che la sua ostinazione distrugge, allontana gli affetti e spezza i legami, mentre i fantasmi destano Malafede dai propri sogni. Forte di una scrittura libera dalla stanchezza del rancore e del fallimento, Cotrona dà voce a una generazione prigioniera di un “grande freddo” ma incapace di rassegnarsi, al suo desiderio di possibilità.

Maurizio Cotrona “Malafede” lantana 2010

malafede

 

 

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