«Tu moglie, polacco, qui, o tuo paese?» incalzava l’omaccione. Era un uomo semplice e curioso. «No, mia moglie sta in Italia, mia moglie fa la giornalista». L’omaccione diede in una gran risata. Sai, credo che non sia ragionevole tirar fuori questa storia della moglie giornalista. Ci si immagina spesso quel che non è. Non godo di alcun privilegio, collaboro saltuariamente, non è esatto definire il mio mestiere giornalismo. Scrivo, mi ispiro alla tua vita, riferisco di cronaca bianca nelle pagine di un quotidiano locale. Non ho nemmeno un contratto, sono sotto la soglia. Dai, è assurdo, evita di dirlo in giro.

“L’altro addio” può essere definito la seconda parte della storia tra il bel ragazzo polacco che chiede soldi ai semafori e la giornalista italiana che se ne innamora e tenta – con tutte le sue forza – di salvarlo. Mentre in “Sangue di cane” (Laurana 2011) viene affrontato il grande amore qui  il racconto si concentra su di lui, sulla Polonia sedotta e abbandonata dall’Occidente, su una vita di soldi facili e di rapine, di violenza e d’alcol, e poi sulla fuga in Italia e la vita in strada, la miseria, la tubercolosi. È in sanatorio che la donna lo ritrova: e in un monologo ripercorre ogni passo dell’inesorabile caduta.

«Mi sei apparso tenero come un neonato da accudire, riportare a casa, riconsegnare al mondo nuovamente ridandoti la luce, dopo un rinnovato reiterato travaglio».

“L’altro addio” di Veronica Tomassini – Marsilio 2017

SKRIBI è un progetto di Elena Manzari - p.Iva. 07990430725

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: