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[Guardavo la gente nei ristoranti. Persone che mangiavano sole, perse nel piacere del cibo. Che masticando fissavano un punto lontano. Che pensavano cose che solo loro sapevano. Guardar mangiare gli altri mi dà molta gioia. Ed è l’unico momento in cui riesco a perdonarmi per quello che sono diventato.]
Dopo “I cieli di Philadelphia” e “Il mondo invisibile” arriva in Italia il primo romanzo di Liz Moore: “Il peso”.
Un #libro che racconta dei vuoti d’#amore e di #felicità che la #vita può scavare nei #corpi, vuoti da riempire a ogni costo.
Ma racconta anche del desiderio di cura e di #affetto capace di avvicinare le generazioni, creare #famiglie, e scacciare per sempre la #solitudine.
Andrea Donaera scrive nella prefazione: Quella di “Il peso” di Moore è grande letteratura perché compie un gesto di #scrittura vigoroso e pulito, senza retorica, senza morbosità, ma che ci costringe (se solleviamo gli occhi dal nostro abisso personale) a ripensare ogni nostro sguardo, ogni nostro giudizio.
                                             

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