«Questo libro ha una temperatura alta: quella del Bolero di Ravel. Chi non la regge può solo regalarlo. Per argomento e scrittura questo libro brucia».

Sono queste le parole utilizzate da Lea Vergine per la presentazione di “Identità mutanti. Dalla piega alla piaga: esseri della contaminazioni contemporanee” scritto magistralmente da Francesca Alfano Miglietti (FAM) con postfazione di Franco Berardi Bifo.

Ancora la Vergine.

«Il libro è una sorta di sfida per devianza e capacità indubitabile. È un modo per interrogarsi sulle condizioni di fine millennio. Non parla quasi mai di arte riferendosi all’arte; le personalità citate sono filosofi, scrittori, registi, psicologi, sociologi, biologi, saggisti… Un argomento simile si può trattare solo in uno stato d’animo preoccupato, alterato, agitato. Ma che valore ha un libro non agitato?».

Ma quindi: di cosa parla esattamente il libro?

“Identità mutanti” è una rete di contaminazioni tra universi teorici della mutazione: da Ballard a Cronenberg, da Artaud alla Body Art, e ancora Tsukamoto, Stelarc, i Survival Research Laboratories, macchine biologiche, Brazil, Crash, i Mutoid, Serrano, Orlan, Sterbak, Franco B., Aziz+Cucher, e altro, in un percorso che intreccia tre modalità: la carne, la contaminazione carne/tecnologia, le macchine. Lo spazio del nuovo nomadismo è lo spazio invisibile di una umanità che sta inventando il proprio mondo. Nel libro il tracciato di un’arte che si dispiega fuori dalle costrizioni dell’addestramento culturale, un’arte che già utilizza il prelievo, lo spostamento, il campionamento, il missaggio, il riutilizzo.

Francesca Alfano Miglietti (FAM) “Identità mutanti” Bruno Mondadori 2004

 

 

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