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Piccolo libro illustrato dell’universo

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«Ti sei mai chiesto che cosa abbiamo in comune con le stelle? O da dove viene l’odore della pioggia? Hai mai pensato che sei meno lungimirante di un albero, ma hai ben più dei cinque sensi che conti sulle dita? E che la parte superiore del tuo corpo invecchia un tantino più in fretta dei tuoi piedi? La cosa bella è sapere che nel turbinio dell’universo c’è sempre qualcuno al tuo fianco che danza con te e ti aiuta a rallentare. Chi? La Luna, naturalmente».

Arriva in libreria un altro meraviglioso libro di Ella Frances Sanders (l’autrice di Lost in translation) con “Piccolo libro illustrato dell’universo”: un viaggio deliziosamente illustrato tra misteri, prodigi e meraviglie dell’universo.

Con marcos y marcos 

 

Viaggi bianchi

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«Lo chiamano turismo nero.
Per me, andare in visita nei cimiteri di città lontane e culture diverse dalla mia, andare nei luoghi della memoria o luoghi dimenticati dagli dèi non ha a che fare né con il turismo né con il nero. L’approfondimento e l’insegnamento che ho tratto da ognuno dei luoghi visitati sono tesoro inestimabile. Si tratta di viaggi interiori prima che fisici, viaggi bianchi, come il colore del fiore di loto che nasce dalla melma e fiorisce candido».

Sabato 6 aprile alle 18.45 presentiamo “Viaggi bianchi. Hiroshima, Auschwitz, Killing Fields, Chernobyl… Per illuminare l’oscurità con la forza della speranza”.

Ad accompagnare Jean Paul Stanisci ci saranno Maria Luisa Carbonara e Mario Bimbo.

Il giardiniere dei sogni

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Se volete trasmettere l’amore per la lettura ai più piccoli non dovete lasciarvi sfuggire questo albo meraviglioso, delicato ed emozionante: un inno ai libri e alla lettura, un omaggio alle prime pagine sfogliate della nostra vita e alle tante avventure scritte per aprire le porte della fantasia.

Il giardiniere dei sogni, di C. Gobetti e D. Nikolova, Sassi Junior.

Anche superman era un rifugiato

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Ci sono libri che, oggi più che mai, dovrebbero essere scritti, pubblicati, consigliati, regalati, prestati e “Anche Superman era un rifugiato” è uno di quelli.

Libro collettivo a cura di Igiaba Scego e UNHCR vede protagonisti 12 illustratori e 12 scrittori uniti dall’intento di raccontare la vita di alcuni tra i più famosi rifugiati di oggi legando ciascuno a un rifugiato del passato.

Pittori, musicisti, atleti, cantanti, poeti, registi… e supereroi che inseguono la semplice e folle idea di rendere il mondo un posto più bello.

Paolo Di Paolo, Flora Farina, Helena Janeczek, Giuseppe Palumbo, Alessandro Raveggi e altri per questa pubblicazione davvero particolare dove, per ogni copia venduta, 1 euro andrà devoluto in favore delle attività dell’UNHCR.

“Anche superman era un rifugiato”, Il Battello A Vapore.

Bambini. Un manifesto politico

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Questa mattina in libreria è arrivata una novità Armillaria dal titolo “Bambini. Un manifesto politico” che porta la firma di Matteo Meschiari.

Muti, rumorosi, sporchi, irrazionali, completamente dipendenti da noi, perfettamente incuranti dei nostri ritmi e dei nostri bisogni, i bambini portano il disordine del bosco non solo nelle nostre case ma anche nelle nostre teste, perché ci obbligano a scrutare negli strati più arcaici della psiche.

«Quando arriva un bambino è come un piccolo terremoto. La libertà e l’individualismo dei genitori vengono scossi. La società ne è turbata perché deve ricominciare da zero a insegnare regole e comportamenti. Anche il sistema economico è un po’ insofferente, perché deve accogliere un individuo che per molti anni resterà inoperoso».

Fine della strada

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Una situazione quanto mai tipica: un triangolo amoroso sullo sfondo di un’università della East Coast – diventa un romanzo filosofico che alterna comicità e disperato nichilismo, satira e tragedia. Al centro, uno dei più irresistibili antieroi della letteratura postmoderna: Jacob Horner, il giovane professore adultero che fa della paralisi esistenziale un paradossale sistema di vita.

“Fine della strada” di John Barth (pubblicato in Italia da Rizzoli nel lontano 1966 con traduzione di Aldo Buzzi e nel 2004 da minimum fax) assieme alla precedente opera “L’opera galleggiante” e ai successivi “Il coltivatore del Maryland”, “Giles, ragazzo-capra” traccia – con straordinario gusto narrativo e funambolica perizia tecnica – una sorta di allegoria delle costanti grottesche e assurde della condizione umana.

«Non ce la facevo più a sopportare un senso di colpa come quello che provavo e un tale disprezzo di me stesso. Eliminarli col sonno era impossibile perché non riuscivo a dormire che pochi momenti. Non c’era in vista un’occasione di grande attività o un nuovo preponderante stato d’animo in grado di levarmeli di testa. La ripugnanza per me stesso mi inacidiva la digestione, facendomi pesare il cibo sullo stomaco come piombo; e avvelenava la mia coscienza al punto che i tentativi di distrazione – libri o film – mi davano angoscia, e fare il professore era una farsa amara. Come pennellata finale al mio stato d’animo, per i successivi tre giorni continuò a piovere; ci si inzuppava correndo dalle automobili alle case  e dalle case alle automobili; le aule di scuola odoravano di vestiti bagnati, polvere di gesso e aria viziata; gli studenti guardavano imbronciati fuori dalle finestre. A sentire i miei vaniloqui da pappagallo impazzito su avverbi e preposizioni, mi veniva la nausea; nessuno stava attento. Chiuso nella mia stanza, solo con me stesso ero pazzo di dolore».

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