Category

News

#ioleggoperché

By | News

#ioleggoperché quest’anno è alla quarta edizione.

Si tratta di una grande raccolta di libri a sostegno delle biblioteche scolastiche e può essere definita come la più grande iniziativa nazionale di promozione della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE).

A quest’iniziativa partecipano i lettori (studenti, insegnanti, genitori, nonni, appassionati tutti e promotori della lettura), le librerie deputate all’acquisto di libri da donare alle scuole per ampliare, arricchire e completare le biblioteche che molto spesso sono costrette a vivere momenti di incertezza e instabilità.

La libreria #Skribi dal 20 al 28 ottobre è pronta ad accogliervi nei suoi 43 mq per consigliare, incuriosire e invogliare i lettori che intendono essere parte attiva di questa importante iniziativa.
Lo facciamo con una marcia in più, ancora più motivati e ancora più carichi.

Per noi non esiste un periodo specifico di promozione alla lettura, l’avrete notato. Ma in questa settimana faremo i salti mortali per essere ancora più a vostra totale disposizione per una causa comune.

Come dice sempre Elena, abbiamo la fortuna (o sfortuna) di non vendere mortadella. Vendiamo un prodotto particolare che veicola emozioni, che smuove l’animo, che arricchisce la mente, che crea sana dipendenza e che ha la capacità d farci sognare e riflettere (e ci fermiamo qui). Noi lo sappiamo molto bene. E certamente lo sapete anche voi.

Tutto il kit è pronto per essere distribuito.
Non lasciateci soli, vi aspettiamo numerosi. Perché solo insieme possiamo fare grandi cose 

#ioleggoperché

By | News

Cari tutti,
la libreria Skribi si è iscritta al progetto #ioleggoperché, una grande raccolta di libri a sostegno delle biblioteche scolastiche.

Si tratta della più grande iniziativa nazionale di promozione della lettura ed è organizzata dall’Associazione Italiana Editori.

Da sabato 20 a domenica 28 ottobre 2018, nelle librerie aderenti e quindi anche da noi  sarà possibile acquistare libri da donare alle Scuole dei quattro ordinamenti: Scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado.

Noi ci siamo e vi aspettiamo numerosi 

Skribi su Via Dei Serpenti

By | News

 

La nuova libreria SKRIBI a Conversano

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

di Emanuela D’Alessio

SKRIBI
Via Europa Unita 14/F
70014 Conversano (Bari)
3932518665
info@skribi.it
www.skribi.it

Da pochi giorni c’è una nuova libreria indipendente in Italia. Si chiama Skribi Parole Suoni Cose, si trova a Conversano, vicino Bari, ha aperto i battenti il 12 maggio.
Ne parliamo con la sua fondatrice Elena Manzari.

Elena Manzari ha una lunga esperienza di libraia, dalla Puglia a Roma e ritorno, cui si aggiunge quella di editrice. Partiamo da qui per capire come e perché sei tornata in libreria da protagonista con Skribi. Ci sono altri “compagni di viaggio” o sei partita “in solitaria”?
Skribi Parole Suoni Cose è nata dall’esigenza di avere nuovamente uno spazio di condivisione culturale, un posto dove raccogliere tutte le esperienze passate e creare un meraviglioso cerchio attorno al mondo del libro.
Il progetto di Skribi Parole Suoni Cose consta, infatti, di una piccola libreria indipendente con un catalogo essenzialmente composto da editori di qualità che stimo e sostengo nel loro progetto editoriale, di un laboratorio culturale dove si propongono attività tra le più disparate: laboratori per bambini e letture per adulti, workshop di ecologia del suono, presentazioni e tanto altro ancora. Infine, è la sede della piccola agenzia di servizi editoriali che gestisco da quasi due anni con collaborazioni varie (tra le tante ricordo la “carica” di ufficio stampa con TerraRossa edizioni).
In questo folle ma necessario (per me) progetto c’è lo zampino di mio marito, Francesco Giannico: lui è la parte creativa di Skribi ma anche quella musicale e gestisce molto bene anche quella burocratica. E poi c’è il nostro Leo.

Aprire una libreria in un piccolo centro presenta vantaggi e svantaggi, inevitabilmente. Quali sono i più evidenti secondo te?
Ecco, mi aspettavo questa domanda. Cercherò di risponderti in tutta sincerità. Vivo con la mia famiglia in questo bellissimo paese da poco più di un anno. Un luogo dove esistono numerose associazioni culturali e rassegne davvero particolari (cito per tutte Imaginaria Film Festival, un festival internazionale di cinema di animazione); ho capito che qui potevo provare a investire con il mio progetto. Sarà difficile in questo posto come potrebbe esserlo stato in qualsiasi altra cittadina del sud, ma ho pazienza, tanta pazienza. E sono certa che lavorando bene, piano piano qualcosa potrebbe cambiare. Starà a me avere l’onere e l’onore di creare qualcosa di nuovo e di bello. E come sempre ce la metterò tutta.

Come è stato scelto il nome della libreria?
Skribi – Servizi Editoriali è il nome della piccola agenzia editoriale che seguo e al momento della scelta del nome per la libreria è stato automatico pensare di continuare il percorso intrapreso, far chiudere il cerchio, insomma. Skribi Parole Suoni Cose perché le parole – così come la musica – accompagnano da sempre la mia vita, sono elementi imprescindibili. Ho sposato anche un musicista, vedi un po’ tu. Aggiungiamo anche che all’interno della libreria faremo tante, ma proprio tante cose ed eccoti il nome. E poi, vorrei ricordare che ho dedicato un piccolo spazio ad artisti locali che creano oggetti davvero molto belli: segnalibri, poster, cartoline d’auguri, fotografie… più Cose di così! Infine, Skribi in esperanto significa “scrivere”.

Che cosa troviamo sugli scaffali di Skribi e quali sono i criteri di selezione?
Per un buon novanta per cento il catalogo è composto da editori indipendenti che leggo, stimo e sostengo da tempo; case editrici gestite da vecchi e nuovi amici che come me non riescono a tenere a freno la passione per i libri a tal punto da tramutarla in lavoro. Che molto spesso, ahimé, non paga quanto dovrebbe. Ma le passioni vanno sostenute e io nel mio piccolo cercherò di farlo.

Chi sono i clienti che entrano nella tua libreria?
Avendo aperto da pochissimo ci sono molti curiosi che vengono anche da paesi limitrofi. Li accolgo con un sorriso e li invito a fermarsi cinque minuti per curiosare tra gli scaffali. All’inizio sono un po’ timidi, il locale è piccino e si sentono quasi in dovere di dover acquistare. Li rassicuro, dico: «Facciamo due chiacchiere, parliamo dell’ultimo libro che hai letto» e si fermano rasserenati. I ragazzini vanno via sempre con qualcosa tra le mani, alcuni adulti sembrano soddisfatti dalla chiacchierata e sono certa che ritorneranno; altri escono senza aver comprato nulla, ma poco importa, per ora. Ho stabilito un contatto, ho incuriosito qualcuno che forse era da tempo che non varcava la soglia di una libreria. Ho gettato il semino e sono certa che prima o poi qualcosa sboccerà.

Il rapporto fra libraio e lettore non passa solo attraverso il libro ma anche una serie di attività correlate e indotte. Una libreria non è quasi più un luogo dove si trovano solo libri sugli scaffali, essendosi trasformata nella gran parte dei casi in uno spazio aperto e integrato, luogo di incontro e di scambio. Qual è il ruolo di Skribi sul territorio?
Come ti dicevo prima Skribi si propone come un’officina della cultura: un luogo di scambio reciproco dove alle classiche presentazioni affiancheremo laboratori che i nostri lettori avranno cura di presentare. Abbiamo lanciato una call online qualche tempo fa e sono state numerose le risposte, anche le più disparate. Questo ti fa capire che c’è voglia di fare qualcosa, c’è voglia di incontrarsi, c’è voglia di stare insieme.

 

Tra le nostre domande ricorrenti c’è sempre questa: di che cosa hanno bisogno i librai indipendenti in Italia? A parte i lettori, ovviamente, che cosa sarebbe più necessario, un sindacato unitario di categoria, un associazionismo più operativo, una nuova legge Levi?
Domandone, questo. Al quale non so davvero come risponderti se non facendo appello alla mia esperienza personale e professionale. Sono convinta che “fare rete”, associarsi, possa essere una tra le tante soluzioni, così come creare una sorta di sindacato di categoria. Occorre collaborare, fare cose insieme, scendere in piazza e organizzare fiere e festival nei centri abitati e mostrare il lato divertente della cultura. Non è più questo il tempo del libraio seduto dietro il bancone che aspetta il cliente, siamo oltre. Bisogna essere mobili, andare a scuola dai professori e farsi conoscere dagli studenti. Fare banchetti in giro (cosa che adoro fare) e organizzare anche incontri al bar all’occorrenza (ne ho già fissati un paio in estate visto che Skribi è piccina). Parlare di libri ovunque, io lo faccio sempre. Poi, ovvio: se ci fossero più sostegni “importanti” sarebbe decisamente tutto più semplice e immediato.

Concludo con un’altra domanda ricorrente di Via dei Serpenti: che cosa c’è da leggere in questo momento sul tuo comodino?
Su consiglio di un amico/scrittore/cliente al momento sul mio comodino (ma anche sul divano o ovunque per casa, visto che mio marito dice che perdo libri in ogni angolo) c’è Niente di J. Teller, un romanzo pubblicato qualche anno fa da Feltrinelli, davvero interessante che mi era sfuggito (sì, capita anche a me). E poi c’è un romanzo molto bello di una cara amica che vedrà la luce il prossimo anno. Ma di questo non posso dire nulla, ne parlerò tanto al momento opportuno.

http://www.viadeiserpenti.it/tag/skribi/

 

NubeOcho

By | News

NubeOcho Edizioni è una casa editrice spagnola approdata in Italia meno di un anno fa.

Nasce come una casa editrice impegnata, specializzata in album illustrati e letteratura per l’infanzia. Oltre a promuovere il rispetto per la diversità, i libri di questa casa editrice spagnola sono un mezzo divertente e didattico per avvicinarsi alle emozioni e alle prime esperienze.

Benvenuta NubeOcho                                  

 

 

 

CasaSirio

By | News

CasaSirio nasce a fine 2014 con una vocazione: raccontare storie.

Storie semplici e veloci, storie vere e storie da bar, storie che non vorresti finissero mai. Secondo noi ogni libro ha la sua storia: dentro, dietro, intorno. Storie che quando finisci di leggere rinascono come racconto agli amici davanti a una birra, una fetta di pizza o alla fine del primo tempo di una partita allo stadio.

Perché è proprio questo l’immenso potere delle storie, quando ti entrano dentro non puoi più smettere di raccontarle.

Benvenuta CasaSirio editore 

 

 

Apertura nuova libreria a Conversano

By | News | No Comments

Nel mese di maggio a #Conversano (bellissimo paese alle porte di Bari) si aprirà un posto nuovo dove poter parlare di libri ma non solo. Skribi Parole Suoni Cose​ il suo nome e sarà una piccola libreria indipendente e un laboratorio culturale, un luogo dove poter acquistare libri e ascoltare buona musica, dove magari conoscere un nuovo autore, uno di quelli che non sempre vanno in tivvù ma che scrivono comunque bene, fidatevi. Un luogo dove troveranno spazio le nostre idee e la voglia di confrontarci su tutto quello che ci va, dove poter realizzare letture condivise per bambini e gruppi di lettura per adulti, dove poter proporre il tuo progetto e vederlo realizzato, un luogo – il nostro spazio – dove poter acquistare oggetti particolari creati dalle mani di artisti poco conosciuti (si spera ancora per poco).

Skribi Parole Suoni Cose avrà uno spazio limitato ma a noi piace immaginare che si può arrivare ovunque, se si vuole. E noi lo vogliamo.
All’interno della libreria sarà operativa la sede dell’agenzia di servizi editoriali che opera ormai da due anni nel settore con collaborazioni importanti e altre che presto lo diventeranno: correzione bozze, editing, servizi di ufficio stampa, creazioni siti internet, realizzazione di booktrailer; insomma, tutto ciò che ha a che fare con il meraviglioso mondo del libro (ma non solo).

A maggio manca poco e le cose da sistemare sono tante. Voi continuate a seguirci su questa pagina che a breve diventerà la pagina della libreria e sarete sempre aggiornati su tutto.
A maggio manca poco e noi non vediamo l’ora.

Italiano addio: per colpa del mercato la lingua letteraria è sempre più povera

By | News | No Comments

Ormai i libri che si pubblicano sono solo quelli considerati accessibilli. Così la scrittura viene semplificata dagli editor. Snellita dagli scrittori. Standardizzata. Al punto che oggi nessun editore pubblicherebbe. Ma neanche Perec, Gadda o Calvino

DI ELVIRA SEMINARA

«Scusate se inizio così, ma c’è una parola che muore mentre leggete questo pezzo. Ogni mattina, in qualche parte del mondo, c’è uno scrittore che insegue una parola, l’ha solo intravista ma ne possiede il suono la fiuta
la bracca e infine l’afferra. Mentre la scrive, come faceva la Dickinson, la guarda brillare.
Ma ogni mattina, nel mondo c’è un editor che la spazza via. È una parola poco ordinaria – ti spiega – inconsueta (stavo per dire desueta, ma anche questa è da evitare), astrusa (forse anche astratta, se non astrale) insomma poco riconoscibile, poco reale, non familiare, addirittura poetica. A questo punto, a fugare qualche risibile resistenza, se non sei Borges o Saramago e nemmeno una prolifica-provvida penna di milioni di copie, l’editor sgomento accusa: è una scrittura letteraria! Sottotesto: non si venderà. Postilla: occorre tradurla in una lingua basica. E non si tratta di un manuale di istruzioni per lavatrice. Credevate forse che in letteratura sia praticabile una lingua letteraria? Siete fermi a Croce, voi autori in cerca di farfalle?

Ogni giorno c’è un autore o un’autrice che fa le esequie a una parola “diversa” – che dopo quest’ultima espulsione sarà ancor più irrecuperabile ed estranea al lessico comune – perché non omologata, eccentrica, scardinata, fuori dai registri, troppo nuova o troppo antica, perché inventata o abbinata a un termine in modo bizzarro, persino inquietante – sì, anche. Il lettore non va turbato, ma confortato (tranne in caso di thriller, massimo genere di conforto per l’editoria). Ogni infrazione alla lingua minima è consentita (anzi incoraggiata) dall’industria editoriale se fa ridere, sorridere, distrarre, digerire – cose a tutti gradite peraltro, purché ci sia varietà di scelta.

Ogni giorno c’è un autore o un’autrice che fa le esequie a una parola “diversa” – che dopo quest’ultima espulsione sarà ancor più irrecuperabile ed estranea al lessico comune – perché non omologata, eccentrica, scardinata, fuori dai registri, troppo nuova o troppo antica, perché inventata o abbinata a un termine in modo bizzarro, persino inquietante – sì, anche. Il lettore non va turbato, ma confortato (tranne in caso di thriller, massimo genere di conforto per l’editoria). Ogni infrazione alla lingua minima è consentita (anzi incoraggiata) dall’industria editoriale se fa ridere, sorridere, distrarre, digerire – cose a tutti gradite peraltro, purché ci sia varietà di scelta.

Ed è nella stessa urlante discarica che languono i congiuntivi (forse colpevoli di esprimere ipotesi e dubbi, cioè roba molesta e destabilizzante), sotto nugoli di figure retoriche, visto che metafore e similitudini allentano l’azione e possono dilatarla oltre la pagina e i muri di casa: volete forse sfiancare quel povero lettore sopravvissuto allo sterminio di parole e all’invasione di titoli – quest’anno persino il 3,7 per cento più dell’anno scorso, a (confortante) dispetto della crisi del libro? Volete voi, cacciatori di farfalle, che quel temerario misterioso lettore (perduto tra il 40 per cento degli italiani che leggono, ultimi dati Istat) che ha preso in mano l’unico testo che leggerà quest’anno, si imbatta in una parola o un’immagine non familiare, o in un indugio narrativo, una digressione che gli facciano chiudere il libro? Siete Proust, che impiega 30 pagine a rigirarsi nel letto prima di entrare nel vivo?

Ecco il punto. Nessun editore oggi pubblicherebbe un Proust, se non a prezzo di un sanguinoso editing, ma neanche, temo, Perec Cortázar Gadda o Manganelli, né lo stesso Calvino, il più acuto preconizzatore, essendo anche editore, di questa epocalisse – giacché tutti in odore di cerebralità e difficoltà di accesso. Cioè troppo letterari. E coscienti – peggio, orgogliosi – di esserlo.

La glaciazione della lingua è qui, oggi. Ma quale lingua produciamo noi scrittori, più o meno consapevoli, ribelli, complici o asserviti? Siamo davvero senza colpa? Quanto siamo condizionati, già al momento della scrittura, dal terrore di essere letterari, distanti, impegnativi? Quante volte leggiamo libri instupiditi, di autrici e autori molto più intelligenti e arguti dei loro libri? Quanto crediamo in una lingua personale e non addomesticata, che contravvenga e sorprenda, anziché rassicurare, che incontri il lettore non nei suoi luoghi comuni ma in quelli inesplorati, dove di rado ti porta la vita o la tv? Una lingua immaginifica, non plastificabile, portatrice di biodiversità, riserva genetica del pensiero, bosco lussureggiante, per dirla con Umberto Eco?
«Non si era mai visto, a casa mia, un autunno così smodato».

Era l’inizio del mio primo romanzo, “L’indecenza”, pubblicato con Mondadori nel 2008, una frase che generò un furioso dibattito. L’editor mi chiese di sostituire l’aggettivo “smodato”, effettivamente mai associato a una stagione, con “particolare”. L’incipit sarebbe stato dunque «Non si era mai visto a casa mia un autunno così particolare», francamente grossolano e per me inaccettabile. “Smodato” rendeva esattamente la mia idea di un autunno irregolare, imprevisto, perturbato, e direi sgraziato nelle sue esternazioni. Concetti peraltro manifesti nelle due pagine successive. Non avevo proprio intenzione di correggerlo.
Io allora lavoravo ancora in redazione (ho scritto di cronaca per vent’anni nel quotidiano La Sicilia, ottimo laboratorio espressivo) e sapevo cosa si intendeva per linguaggio diretto e denotativo, specialmente quando il morto ammazzato cadeva a mezzanotte, c’erano due morti a settimana, e la tipografia chiudeva all’una. Pochissimo tempo per andare a vederlo (solitamente in periferia), informarsi, tornare e scrivere il pezzo. Guai a perdere tempo e spazio per un aggettivo superfluo, o un vezzo verbale. Dovevi essere esatta, e insieme rapida. Linguaggio tecnico, anche, ma comprensibile a tutti.

Per questo sapevo bene cosa facevo in quel romanzo, trasferendo aggettivi e parole da un ambito all’altro – delocalizzandoli diremmo oggi – per reinverginarli e dargli un nuovo territorio, altro senso. Non era una lingua di informazione, ma una lingua di deformazione, visionaria, per raccontare una relazione ossificata. Una lingua ridondante e scorticata, come i capitelli barocchi e neri di Catania divorati dalla salsedine e dal tempo.
Mi fu assegnato un altro editor. Il dibattito fu ricco e bello, e senza amputazioni. Senza saperlo, avevo fatto come prescrive Deleuze: accostarsi alla lingua madre da straniero, come se tutto il mondo fosse nuovo. O come un matto.

Cito sempre quell’autunno smodato, nei corsi di scrittura, a ribadire la soglia tra i linguaggi. Ma gli allievi mi guardano straniti e diffidenti, come avessi in mano una farfalla agonizzante: dov’è quella soglia? Che differenza resiste tra la lingua dei social e quella dei romanzi? Nessuna. Anzi in tutto il mondo gli youtuber più seguiti sono inseguiti dagli editori. Proprio perché si esprimono in una lingua comoda e senza pretese come una felpa nera, universale e neutra. E spesso involuta e automatica come le loro storie. D’altro canto, come diceva il sovversivo Wittgenstein, i confini della nostra lingua creano quelli del nostro mondo personale, e se le parole sono poche e grezze lo saranno anche i nostri contenuti. Possiamo esprimere solo i sentimenti che sappiamo nominare.
Ridurre o inquinare il parco linguistico di un paese, sottraendogli l’irrorazione della lingua letteraria, cioè la lingua dell’immaginazione, è anche per questo un sopruso, oltre che una deplorevole e offensiva sottovalutazione dei gusti del pubblico e dei suoi diritti di “sconfinamento”.

Ma siamo coscienti – autori lettori editori librai bibliotecari studiosi – di questo scempio inflitto in nome del mercato alla lingua romanzesca, ormai ridotta a lingua basica, una lingua omologata e standard, poverissima sul piano lessicale ed elementare nella struttura, una lingua paratattica e sostanzialmente modellata su quella televisiva di basso intrattenimento? Una lingua di scambio, insomma, funzionale e mimetica, assimilata a una struttura che punta sul ritmo per legarti al divano, sulla riconoscibilità di situazioni per fidelizzare, su fraseggi per farne tormentoni, su personaggi- tipo per serializzare. Per farne storie simili e riproducibili, farcite di stereotipi e luoghi comuni/accomunanti, da identificare facilmente sul banco.

Quanti romanzi italiani degli ultimi anni, e quanti fra quelli premiati da pubblico o riconoscimenti – presentano una lingua altra, e un costrutto diverso, autoriale?

Perché non parlano, si fanno avanti, i critici e gli storici della letteratura? La gran parte dichiara di non leggere i romanzi contemporanei, per mancanza di tempo e di interesse – come del resto i loro allievi nelle facoltà di Lettere del Paese. E non hanno più spazio nelle pagine culturali nei giornali, peraltro vistosamente ridotte. Forse perché coi critici e studiosi si rischia una vera critica, e dunque di non far vendere il libro? Forse perché spesso essendo amici o colleghi degli autori risultano troppo clementi, dunque inattendibili per i lettori? Scrivono in modo ostico e criptico? Lo spazio di commento e analisi si raddensa nei terreni più friabili dei blog, più democratici, dove chiunque può dare giudizi senza bisogno di aver letto Tolstoj e Musil, e coinvolgere i lettori in un clima disteso e divertente, fluido.

C’è più qualcuno che ha in cuore una stella danzante? Che parli ancora, da quella valle degli scarti, di canoni e correnti, di ascendenze e rimandi, di filoni e dialogo fra autori lontani? Qualcuno che indaghi in modo non solitario sulle forme dell’io narrante? Non ce ne siamo accorti, eravamo distratti, ma di letteratura non parliamo più. Parliamo di libri, dappertutto, fra saloni e fiere, saghe e premi – è tutto un festival. Ma non parliamo di letteratura, di lingua. Ci imbarazza. Non è divertente, non raccoglie masse. Temiamo di essere bolsi, malmostosi, fuori dal mercato.

In realtà, abbandonati su quella discarica di parole, stralunati e soli come le marionette in quel film di Pasolini, forse ci siamo anche noi autori. Cosa sono le nuvole – era il film.

Nuvole o farfalle, è così. La soppressione di noi scrittori, narcisi, ciarlieri e presuntuosi nonché spesso improduttivi sul mercato, è già in atto. Basterà sostituirci con lo Script Generator, un dispositivo automatico per produrre testi, come ha previsto quindici anni fa nel suo bel fantasy Philippe Vasset, scrittore poco noto che a me ricorda Arthur Clarke. Se il campo delle storie è sempre quello, riproducibile con infinite variazioni, vuol dire che il racconto è ormai diventato materia prima. E che dunque la sua raffinazione può essere meccanizzata, miscelando e assemblando le strutture essenziali delle trame prodotte in Duemila anni (e immesse nella banca dati del congegno) per generare testi, capaci anche di autoriprodursi in forma di film, serie, romanzi, cartoni, videogiochi e programmi tv, tutti intercambiabili.

«È assurdo destinare soldi e tempo alla creazione, quando questo segmento produttivo può essere vantaggiosamente rimpiazzato da un riciclaggio intelligente e sistematico. Il fattore umano è sopravvalutato e anacronistico. Il prodotto base utilizzato dal dispositivo non è naturalmente il linguaggio», cito Vasset, «ma la storia». Appunto.

Gli autori, prosegue, saranno impersonati da attori fotogenici capaci di identificarsi col loro personaggio, e di portarlo in scena o sul set, con salutari guadagni e giubilo dei lettori.

Ma non mi piace chiudere in modo sinistro. Mentre leggevate questo pezzo, un paio di termini dismessi sono tornati in vita. E ci sono 9 miliardi, scriveva Clarke in un prodigioso racconto, di nomi di Dio. Eppure non l’abbiamo mai visto».

[articolo apparso su L’Espresso del 13 febbraio 20818]

Book Pride – La fiera dell’editoria indipendente di Milano

By | News | No Comments

«Tutti i viventi siamo noi – qualsiasi cosa intendiamo per noi – e tutti i viventi sono gli altri. Tutti i viventi è ciò che c’è, è il soggetto che parla ed è quello di cui parla. Tutti i viventi è chi ha un nome ed è chi non ce l’ha (chi vorrebbe averlo e chi è indifferente ad averlo). Tutti i viventi è chi sta nella crisi e prova a dirla, ed è chi alla crisi cede e tace. Tutti i viventi nascono, si nutrono, crescono, e dunque tutti i viventi è un gatto ed è una quercia, un batterio, un fungo e un granchio, così come è uno scrittore, un lettore, un editore, un traduttore, un libraio. Tutti i viventi è anche un libro, anzi in un certo senso il libro è quello che ci siamo inventati per dare una casa – reale e immaginativa – a tutti i viventi. Immersi nella molteplicità e nel mutamento, tutti i viventi si confrontano – ci confrontiamo – con l’incertezza, con la vulnerabilità, con una condizione di ambiguità che non è anomalia ma struttura».

A Milano presso lo Spazio base dal 23 al 25 marzo si terrà la quarta edizione della fiera nazionale indipendente Book Pride.

Per tutte le info: http://www.bookpride.net/

 

Urban listening – Florence audio marathon

By | News | No Comments

Workshop. Due giorni di ascolto dello spazio urbano fiorentino.

I suoni urbani nascono dalla somma delle relazioni sociali di una città, della sua storia, della sua architettura, della natura che la abita.
È possibile capire meglio le dinamiche di uno spazio urbano, le sue contraddizioni, i successi e le sue mancanze a partire dal suo ascolto? I paesaggi sonori cosa mettono in evidenza delle comunità e delle pratiche sociali che si sviluppano in un determinato spazio urbano?

URBAN LISTENING Florence audio marathon vuole essere un’immersione nello spazio sonoro urbano con l’obiettivo di problematizzarlo attraverso l’ascolto. Non si intende dare risposte ma fornire strumenti per la conoscenza e la messa in discussione degli spazi sociali cittadini.

Insieme a Francesco Giannico ed Elisabetta Senesi durante URBAN LISTENING proveremo ad ascoltare Firenze: con gli strumenti dell’ecologia acustica volgeremo la nostra attenzione a una piccola parte della città, la zona circostante Santa Maria Novella, crocevia ricco di contraddizioni e specchio delle diverse anime della città.
Cosa ci può dire della città l’ascolto del suo paesaggio sonoro? Attraverso l’ascolto di uno spazio urbano, è possibile comprenderne il suo ruolo nelle dinamiche della vita sociale della città ed immaginare possibili interventi sonori nello spazio?

COSA workshop di due giorni dedicato alle pratiche di ascolto dello spazio urbano.
DOVE Museo Novecento, Firenze. Piazza Santa Maria Novella 10.
QUANDO Venerdì 15 dicembre dalle 14 alle 17 || Sabato 16 dicembre dalle 10 alle 17.

URBAN LISTENING Florence audio marathon è aperto a tutti ed è GRATUITO
per informazioni e iscrizioni:
info@radiopapesse.org – 333 3934770

URBAN LISTENING Florence audio marathon sarà in Inglese e in Italiano

Il workshop è realizzato in collaborazione con Museo Novecento e MUS.E e grazie al contributo triennale 2015-2017 del Comune di Firenze.

 

Più Libri Più Liberi 2017

By | News | No Comments

Quest’anno la fiera più famosa di piccola e media editoria “Più Libri Più Liberi” cambia location restando sempre all’Eur: dagli spazi del Palazzo dei Congressi si approda a quelli della Nuvola (opera architettonica meravigliosa progettata dallo Studio Fuksas).

Dal 6 al 10 di dicembre innumerevoli realtà editoriali proporranno libri, anteprime, incontri, laboratori, workshop e ancora molto altro ai numerosi lettori in giro per gli stand.

La casa editrice pugliese TerraRossa edizioni è pronta ad accogliervi allo stand C03 in compagnia di case editrici amiche: Ifix, Canicola e la spagnola NubeOcho.

Inoltre, in anteprima assoluta, durante i giorni di fiera sarà possibile acquistare “Restiamo così quando ve ne andate”, l’ultimo romanzo di Cristò e seconda uscita della collana Sperimentali di TR.

Il romanzo sarà disponibile in libreria a gennaio 2018.

Se in quei giorni siete di passaggio a Roma, noi vi aspettiamo allo stand C03 🙂

 

 

 

SKRIBI è un progetto di Elena Manzari - p.Iva. 07990430725