Howard Hordinary è un boia americano rimasto senza lavoro. Lo Stato per cui lavorava è passato all’iniezione letale. Howard sogna di tornare ai gloriosi momenti in cui dispensava la morte.
La sua ossessione gli modifica vita e percezione della realtà: raccoglie cimeli di Houdini, si convince di essere un suo discendente e si procura la prima sedia elettrica mai costruita. È dalla sua cantina che comincia quest’avventura, gli basta sedersi sulla sedia, originare la scossa e lasciare che la sedia stessa, come una macchina del tempo, racconti di quando Houdini bambino venne folgorato dalla bella Szuszu, la puttana elettrica, o degli scienziati alle dipendenze di Edison che in una carneficina senza fine dispensarono corrente alternata a cani, babbuini, elefanti e uomini – macabri esperimenti per la macchina della morte. Da lì in poi la sedia elettrica non avrebbe più smesso di operare – una sfibrante celebrazione del genio e della follia di Godhison, lo scienziato, e del mondo –, non avrebbe più smesso di far sfrigolare migliaia di uomini e il corpo martoriato dell’America e di un intero, terribile secolo.

Carne elettrica è la storia segreta della sedia elettrica e dell’assurda pretesa dell’uomo di dare la morte ad altri uomini.
“All’inizio volevo scrivere un libro sulla magia, sulle illusioni e su Houdini”, ricorda Claro. “Ho uno strano e ossessivo ricordo del film in cui Tony Curtis interpretava Houdini, della scena in cui lui era immerso capovolto in una vasca. E così quando nel bel mezzo delle mie ricerche ho scoperto che Houdini aveva dato un contributo alla realizzazione della prima sedia elettrica (durante quella che chiamarono la ‘guerra delle correnti’), ecco che ho trovato la scintilla!”. Durante la stesura, storia e lingua hanno preso il sopravvento: “Volevo che la narrazione fluisse come corrente alternata, avanti e indietro tra presente e passato, tra ossessione e fatti. Ne è venuto fuori un racconto fantasmagorico, un incubo che si interrompe all’improvviso. I personaggi sono più voce e corpo che unità psicologiche. Sono troppo impegnati nella metamorfosi per preoccuparsi di essere realistici”.
Il processo di scrittura è durato circa quattro anni, in modo frammentato, accompagnato dalle traduzioni che Claro faceva in quel periodo. “Ricordo che avevo bisogno di stare solo quando scrivevo, come se stessi facendo qualcosa di sporco o sacrilego”. Dentro il libro è confluita la curiosità dell’autore per i freak, per i geni. “I freak sono una metafora della scrittura. La scrittura è magia. La figura del mago è anche la figura del demiurgo, salvo che a volte tu hai voglia che i numeri di magia non funzionino, che la tenda si apra e si veda ciò che fa il mago, beh, allo stesso modo volevo che si vedesse il funzionamento della lingua e i suoi cortocircuiti”.

“Carne elettrica” Nutrimenti 2011 (traduzione di Stefania Ricciardi)

 

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